“UVcB” / “AL”

UNÒRSOMINÒRE.
“UNA VALLE CHE BRUCIA” / “ANALISI LOGICA”
(diNotte Records)

Data di uscita: 14 aprile 2017
Press-kit: comunicato + foto

insieme

Due dischi disponibili lo stesso giorno, senza alcun preavviso, senza nemmeno un video ad annunciarne l’uscita. A cinque anni da “pezzali” (quindicimila visualizzazioni su YouTube in pochi giorni) e “La vita agra”, unòrsominòre. torna a pubblicare del nuovo materiale e lo fa in modo piuttosto inusuale, cioè totalmente a sorpresa, con due lavori che meritano più di un ascolto e tanta attenzione.
Escono infatti il , 14 aprile, “Una valle che brucia” e “Analisi logica”, rispettivamente un album e un ep per diNotte Records (Santo Barbaro, Babalot, Camillas, Three in one gentlemen suit e molti altri).

I due dischi sono acquistabili su Bandcamp in download digitale a offerta libera o, unicamente per mail order, su supporto fisico in un particolare formato (una busta in cartoncino riciclato contenente i due cd, una selezione di fotografie, e un codice per il download di materie extra tra cui versioni alternative di diversi brani e un libretto contenente i testi).

“Una valle che brucia” è una raccolta di undici canzoni. Il minimo comune denominatore è anzitutto nei suoni scelti per arrangiarle: un mood minimalista, freddo, chiuso tra l’elettricità della chitarra di Emiliano Merlin – questo il vero nome di unòrsominòre. –, l’elettronica dei molti sintetizzatori (spesso “poveri”), una batteria sorda e scheletrica, e qualche pianoforte scarno. Meno chitarre e più suoni sintetici rispetto alla passata produzione dell’artista.

Massima attenzione, come d’abitudine per unòrsominòre., è data alla parola e al suo significato; i testi sono densi, importanti, ricchi di riferimenti alla letteratura e alla storia, spesso crudi e violenti, e toccano tematiche profonde e impegnative. Le parole, come nel precedente “La vita agra”, sono crude, vivide, lucide, spietate; nessuna tregua è concessa alla tensione, in un susseguirsi di immagini e riflessioni, in una prospettiva desolata, lontana da certo patinato ottimismo molto di moda di questi tempi. A differenza del precedente lavoro qui i temi si fanno più universali, meno legati all’attualità sociale italiana.

Il disco si apre con “Il demone meridiano”, una ballata per pianoforte effettato, batteria sincopata e chitarra dissonante, in cui Emiliano dipinge con occhio disincantato un piccolo affresco dei nostri tempi contraddittori e superficiali; per poi proseguire con la dichiarazione di guerra al concetto di dio di “Hubris”, musicalmente vicino a certe suggestioni del Dalla di “Come è profondo il mare”, mentre “Canzone del partigiano Giovanni” è costruita su un loop di percussioni elettroniche e su sintetizzatori distorti, e riflette amaramente sull’inutilità del sacrificio di chi ha dato la vita per la libertà del proprio Paese, viste la nefasta situazione politica e sociale in cui l’Italia versa ormai da anni.

Sono queste prima tre tracce a dettare il mood di un disco di intensità straordinaria, che parla di guerre, rivolte, resistenze (“Canzone di Alekos”); ma anche della vita che ci sfiora mentre siamo distratti (“Il demone meridiano”, “Varsavia”); della (non) esistenza di dio, dell’insensatezza del cosmo (“Breve considerazione sul cosmo”); del massacro degli animali (“Mattatoio”: unòrsominòre. è animalista e vegano) e degli uomini (“Uomini contro”, “18 Aprile”).

Molte le citazioni storiche, letterarie e scientifiche, molti i riferimenti alla cronaca e alla filosofia, fra riferimenti alla dark-wave anni ’80, al Beck di “Sea Change”, alla musica rumoristica, a Ivano Fossati e ai Radiohead e una voce che brano dopo brano usa tutta la sua profonda espressività e rilascia un senso di urgenza raro nel panorama musicale odierno del nostro Paese.

“Analisi logica” è, in qualche modo, la controparte rock: le chitarre tornano a farla da padrone, la batteria a pestare; i testi sono più graffianti, spesso sarcastici, e guardano in maniera esplicita alla critica sociale e di costume, inanellando – come il titolo suggerisce – considerazioni tanto logiche quanto contrarie allo stato delle cose. I tre brani che costituiscono l’ep sono “O tempora” (un lungo “talkin’ blues” elettrico, che guarda a “L’avvelenata” di Guccini o a “Io se fossi dio” di Gaber, elencando tra il sarcastico e l’incazzato tutte le brutture dell’Italia di oggi), “Épater le bourgeois” (un esperimento rock musicalmente vicino ai Motorpsycho di metà anni ‘90, con testo parlato o meglio urlato, in cui unòrsominòre. elenca le vicende di diversi personaggi più o meno noti della storia o della cronaca che hanno compiuto atti apertamente avversi al “comune senso del pudore”), e una versione rimasterizzata della nota “pezzali” (finora edita solo su una compilation della Fosbury Records e su YouTube).

Entrambi i lavori sono stati registrati e prodotti da Fabio De Min (Non voglio che Clara); le sessioni si sono svolte alla fine del 2016 in diversi studi in giro per l’Italia (principalmente Gli Artigiani di Roma). Emiliano è autore di musiche, testi e arrangiamenti; oltre a cantare, suona buona parte degli strumenti (chitarre, bassi, sintetizzatori, pianoforti, percussioni), coadiuvato da Michele De Finis e Jonathan Maurano (EPO) e da Mauro Rosati (Persian Pelican, Serena Abrami).

unòrsominòre. 3 (foto Michele Bergamini)900x

unòrsominòre. – Biografia

unòrsominòre. è Emiliano Merlin (Verona, 1977); già voce, chitarra e composizione nei Lecrevisse, cult-band veronese che nel 2003 ha pubblicato l’apprezzato “(due.)” per Jestrai Records.

Nel 2005 Emiliano dà vita al suo nuovo progetto unòrsominòre. (si scrive proprio così, con gli accenti e il punto in fondo) raccogliendo l’eredità del suono indie rock psichedelico dei Lecrevisse nel suo album d’esordio, senza titolo, uscito per Dischi del Minollo nel 2009. Il disco riceve critiche positive sulla stampa di settore (tra cui un posto tra I finalisti al premio Fuori dal Mucchio).

Una svolta artistica porta nel 2010 alla pubblicazione, sempre per Minollo, di Tre canzoni per la Repubblica Italiana, un ep semiacustico con tre interpretazioni scarne ed intense: Povera Patria di Franco Battiato, La domenica delle salme di Facrizio De Andrè e Quando lo vedi anche, di Giorgio Gaber. Tre canti di denuncia e di angoscia ispirati dalla disperante situazione politica e sociale del Paese; unòrsominòre. inizia a un percorso che lo avvicina al cantautorato di impegno civile, anche se i suoni restano elettrici e di ricerca.

Il percorso arriva a compimento nel 2012 con la pubblicazione di La vita agra (Lavorarestanca / Fosbury), prodotto da Fabio De Min dei Non voglio che Clara. Il disco, ispirato ai grandi album politici degli anni settanta, è denso di un linguaggio crudo e di immagini vivide; parole dirette, poche metafore, nessuna ricerca di leggerezza, di ironia, di scioglimento della tensione, né nelle parole né nelle musiche, sempre in bilico tra il cantautorato e il rock d’avanguardia. “La vita agra” ricerca e raggiunge una spietatezza verbale e concettuale senza concessioni, mentre racconta dell’insensatezza delle nostre abitudini, della superficialità di una generazione distratta, o dell’impossibilità oggettiva di intervenire per cambiare il corso degli eventi. Il disco riceve unanimi consensi di pubblico e di critica (vedere rassegna stampa).

Nel 2012 unòrsominòre. gira sui palchi di tutta Italia (Padova, Verona, Belluno, Milano, Bergamo, Torino, Parma, Carpi, Rimini, Roma, Benevento, Chieti, Caserta, Napoli) presentando “La vita agra” in concerto.

Nel settembre 2012 esce la compilation “Fosbury10” per celebrare i dieci anni di attività della Fosbury Records; unòrsominòre. contribuisce con il brano inedito “pezzali”, un’invettiva senza mezzi termini contro la pochezza della sedicente scena controculturale e scena musicale indipendente italiana odierna. Il brano, pubblicato su YouTube, supera le 15 mila visualizzazioni in meno di due settimane.

Nel 2013 unòrsominòre. si trasferisce a Roma e recluta una nuova band; nella primavera del 2014 porta ancora “La vita agra” in giro per l’Italia, con una ventina di concerti sparsi per la penisola (Novara, Varese, Verona, Trento, Reggio Emilia, Perugia, Fermo, Macerata, Frosinone, Ancona, Roma, Napoli, Giulianova, Salerno, Lecce).

Dopo una lunga pausa, nel 2016 unòrsominòre. torna in studio con Fabio De Min per incidere le canzoni scritte negli ultimi tre anni, e le pubblica nella primavera del 2017 nel disco Una valle che brucia e nell’ep Analisi logica per diNotte Records.

Parallelamente all’impegno di musicista, Emiliano lavora come ricercatore in Astronomia (attualmente presso l’Osservatorio di Roma dell’Istituto Nazionale di Astrofisica; ha pubblicato diversi articoli scientifici su riviste internazionali, e una delle foto nell’artwork di UNA VALLE CHE BRUCIA è un’immagine di un ammasso di galassie su cui ha pubblicato un lavoro); inoltre, è un aperto sostenitore dei diritti animali e del veganismo. Di certo non teme di risultare pesante o antipatico. Anzi, a volte sembra perseguire l’obbiettivo di “dare fastidio”, e con un gioco di parole definisce la sua arte come musica pe(n)sante e canzone im-popolare: “Quello che manca, ormai da troppo tempo, alla sedicente scena indie italiana, è la voglia di essere impegnativa, di spingere alla riflessione, al pensiero critico; di creare e diffondere un approccio controculturale. Quello che emerge dall’anonimato è in un modo o nell’altro tutto omologato, “cool”, pettinato secondo questa o quella moda del momento; ed è innocuo, non dà mai fastidio a nessuno, è musica per studenti di Scienze della comunicazione che vogliono l’aperitivo, ridere e ballare, e poi magari postano il selfie corrucciato sul social in mezzo ai meme sarcastici. Ma la musica indipendente dovrebbe essere altro. Non credo ci si possa più fare molto, ma come in altri ambiti più seri, anche se non c’è speranza non si può e non si deve fare a meno di lottare”.

Link

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