“Acqua alta a Venezia”

NADIÈ
“ACQUA ALTA A VENEZIA”
(Terre Sommerse / La Chimera Dischi)

Data di uscita: 17 febbraio 2017
Press-kit: comunicato + foto

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“Dovremmo sentirci offesi tutti / come bandiere a mezz’asta” sono le parole che chiudono come una specie di sigillo “Acqua alta a Venezia”, secondo disco dei Nadiè e tappa fondamentale di un percorso che dal 2005 ad oggi li ha visti calcare i palchi di tutta la Penisola, vincere concorsi ed esordire discograficamente nel 2009 con “Questo giorno il prossimo anno”.
Il nuovo lavoro della band siciliana è un disco rock sulla rabbia. Un sentimento sempre meno frequentato nella musica indipendente italiana, soprattutto come possibilità costruttiva e disvelante, che qui viene spurgata in dieci canzoni cariche di tensione, alla stregua di flussi elettrici in cui immergersi ed uscire purificati. Dieci istantanee collettive e individuali di un Paese invaso da una marea di amoralità e degenerazione etica che ha superato ogni limite – da cui il significato del titolo – aggredendo anche la cultura e la bellezza.

“Acqua alta a Venezia” è un disco cattivo, un lavoro frontale, senza traiettorie oblique, lasciando che siano le metafore cariche di sarcasmo e l’impatto di bpm accelerati, chitarre abrasive, ritmiche incalzanti ed effetti sui pedali a generare una convulsione capace di travolgere l’ascoltatore e amalgamare ogni singolo brano. Non c’è traccia lungo la scaletta che non sia tagliente, anche laddove si fanno largo aperture melodiche o strutture tipicamente pop con ritornelli e strofe corte. E tutto è “suonato” con una volontaria essenzialità strumentale basso-chitarra-batteria-tastiere, senza pattern elettronici e special guest, registrando in pochi giorni a tracce separate ma con un’attitudine live in studio derivante dal lungo rodaggio sui palchi delle canzoni, che nel cassetto erano più di cinquanta.

I Nadiè raccontano l’acqua alta che ha invaso la nostra Venezia quotidiana, ovvero la coazione a sprofondare sotto il peso di ignoranza, religione, disillusione, scarsa qualità della vita, gioventù fuori controllo, malapolitica e malcostume ma anche rapporti personali fra genitori e figli, amici, amanti all’insegna dell’incomprensione, del silenzio e dello sfilacciamento di ogni legame.
Ogni brano è un episodio di vita vissuta, una storia a sé, uno squarcio di verità più o meno onesta, come tessere di un mosaico che si poggiano l’uno con l’altro per creare un personaggio centrale, un corpo di bambino con un volto a testa di coniglio (come nella copertina) che ti fissa senza espressione. A questa figura i Nadiè rispondono con uno sguardo impietoso, in cui la rabbia diventa denuncia e sbeffeggiamento, non evitando “sentenze” che spesso nascondono anche una ferma autocritica.

La tracklist di “Acqua alta a Venezia” vibra di collegamenti interni che se da un lato non rendono il disco un concept-album vero e proprio, dall’altro lo rafforzano in quanto a coerenza e compattezza d’intenti. Ci sono connessioni fra brani più decisi come “Dio è Chitarrista”, “Solo in Italia si applaude ai funerali” e “Bandiere a mezz’asta” che riguardano in modo esplicito uno scenario “politico”. Altri leggermente più lenti, come “Fuochi” o “La bionda degli Abba”, si focalizzano invece su aspetti più intimi, mentre “Gli Sposi” e la title-track riguardano in toto il disfacimento dei rapporti umani. Un aspetto evidente anche in due manrovesci di psichedelia e sarcasmo come “Conigli” e “Breve esistenza di un metallaro” ma pure nell’urticante “In discoteca”.
Ciascun episodio è il punto di vista su un luogo geografico, culturale e mentale nel quale “si applaude ai funerali” proprio mentre tutto intorno muore. Ma forse è proprio la rabbia, la consapevolezza e l’esigenza di non arrendersi insita in canzoni come queste ad impedire che alla fine vinca l’acqua alta. E che tutto sprofondi definitivamente.

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Nadiè – Biografia

I Nadiè sono Giovanni Scuderi (voce e chitarra), Vincenzo Battaglia (piano e synth), Alfio Musumeci (batteria), Gianpiero Leone (basso), Francesco Gueli (chitarre).
Un mix psichedelico tra musica ispirata e testi intimisti con sonorità taglienti sono gli elementi di base del gruppo. Musica essenziale senza inutili tecnicismi con un groove di forte impatto ne caratterizzano le performance live.
Già nel 2005 il progetto si impone al concorso nazionale Today I’m rock a Capaccio (SA), vincendo il primo posto e dividendo il palco con Max Gazzè. Nello stesso anno i Nadiè firmano per Lancelot Record, un’etichetta indipendente del torinese, per un singolo, “Glicine”, il quale viene promosso al MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti e passa all’interno della rubrica Demorai.
Il 2007 è ricco di live che toccano vari punti della penisola, in particolare con le partecipazioni al MEISUD di Lamezia Terme e come ospiti al Formia Music Festival, dividendo il palco con Tre allegri ragazzi morti, Verdena, Virginiana Miller, Amerigo Verardi, 24grana.
In altre partecipazioni in live del 2007 i Nadiè dividono il palco con Mario Venuti, Giorgio Canali e Interno 17.
Conclusa l’esperienza in casa Lancelot, si pensa subito alla realizzazione del primo album sotto la produzione artistica di Massimo Roccaforte (già con Carmen Consoli, Max Gazzè, Mario Venuti ecc).
A giugno 2009 esce “Questo giorno il prossimo anno”, (autoprodotto) album registrato al Sonoria Studio di Scordia (Ct) da Vincenzo Cavalli e masterizzato da Claudio Giussani al Nautilus di Milano. Segue tour promozionale che tocca i principali locali della penisola e alcuni festival di rilievo.
Con l’album d’esordio, i Nadiè vincono due premi nazionali: Premio “L’arte e il suo mestiere” e “La nota d’argento”, come miglior prodotto indipendente del 2009. Esce, nel gennaio 2010, il loro primo singolo “Praga” e la versione videoclip per la regia di Renato Chiocca e la partecipazione straordinaria di Leonardo Maddalena.
A marzo 2010 i Nadiè fanno sold-out a Zo, centro culturale sito a Catania, raggiungendo i 500 paganti.
Ospiti alla manifestazione Open Week, tenutasi al centro fieristico Le Ciminiere di Catania a giugno del 2011, dividono il palco con gli Uzeda, storica formazione noise catanase conosciuta in ambito internazionale.
A maggio 2011 vincono il festival nazionale Il rock è Tratto, a Savignano sul Rubicone, aprendo, in solitaria, la prima data estiva del tour degli Afterhours. Il binomio live Nadiè/Afterhours sarà poi ben recensito nelle riviste locali romagnole.
Si aggiudicano il Premio internet al Premio Poggio Bustone dedicato a Lucio Battisti e sono finalisti a Sotterranea 2011 a Bologna, dove ottengono il premio creatività e sono inclusi nel cd Sotterranea 2011.
Sono tra i primi tre classificati al RIVER ROCK di Perugia, nell’edizione 2012, presenziando nel cd RiverRock 2012 e sono recensiti da XL Repubblica.
Nel 2013 la band si prende un anno sabbatico per la stesura di nuovi brani preferendo, poi, un lungo periodo di silenzio.
Nel 2014 sono finalisti al premio Bitontosuite in Puglia. Nello stesso anno la band riprende la stesura di un nuovo progetto discografico, che vede l’incisione in studio di nuovi brani per un futuro full lenght, la cui uscita è prevista per il 2017 con titolo “Acqua alta a Venezia”.

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