“Valzerino di provincia”

MOOSTROO
“VALZERINO DI PROVINCIA TOUR”

Al via il 14 novembre dall’Indie Druso di Bergamo.
Nuovo video a dicembre.

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valzerino

Un tour nella provincia italiana. Per suonare il proprio valzerino. Un tre quarti per raccontare il quarto che manca, quello del vuoto e del terrore, delle valli aziendali venute alle mani, delle banca puttana che si è venduta la grana, della morte nel cuore dello strapaese italiano. Alleluja. I MOOSTROO vanno in tour, provincia per provincia, il “Valzerino di provincia Tour”.

Un giro di concerti che partirà venerdì 14 novembre dall’Indie Druso di Bergamo e andrà avanti nelle settimane successive e anche nel 2015. Un tour organizzato da #hashtag. che anticipa e affianca il nuovo video di “Valzerino di provincia” in uscita a dicembre, secondo singolo dell’omonimo disco d’esordio dei MOOSTROO disponibile dallo scorso marzo.

Un lavoro rilasciato in anteprima su XL Repubblica che ha da subito conquistato il pubblico e la critica ed è stato inserito fra le 50 opere prima del 2014 dalla Giuria delle Targhe Tenco. Un disco fatto di canzoni essenziali suonate solamente con un basso a due corde, una chitarra classica elettrificata e una batteria. Una manciata di ballate crude e dolci che mescolano post-punk e cantautorato intimista per raccontare la provincia disanimata che è il Paese tutto, ma anche per puntare l’obiettivo su chi canta e chi ascolta. Perché il MOOSTROO è un luogo, un tempo (adesso), ma siamo pure noi tutti, moostrii a cui rimane l’amore come unico approdo e sola rivoluzione, l’atto di fede di una resistenza apostata che può salvare e salvarci, ma rimanendo sempre moostruoosi.


Ecco le prime date confermate del “Valzerino di provincia tour”:

14 Novembre 2014 – DRUSO CIRCUS, Bergamo
29 novembre 2014 – ALICE NELLE CITTA’, Crema (CR)
13 dicembre 2014 – LATTERIA MOLLOY, Brescia
17 dicembre 2014 – EDONE’, Bergamo
27 febbraio 2014 – BLOOM, Mezzago (MB)
10 marzo 2014 – LIO BAR, Brescia
28 marzo 2014 – JOE KOALA, Osio Sopra (BG)

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“MOOSTROO”
MOOSTROO
(Autoprodotto, 2014)

Data di uscita: 11 marzo 2014
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Il mostro è quello che sei. Il mostro è un luogo. Il mostro è un tempo, adesso. Il mostro è un trio, anzi il MOOSTROO. Post-punk di provincia, cantautorato intimista e nomade, basso a due corde, batteria essenziale, chitarra classica elettrificata. Erano i Jabberwocky, storica patchanka band di buskers orobici, sono oggi il MOOSTROO. Con la stessa indole di strada ironica e beffarda ma pronta a fare a botte con la serietà dei temi cantati.

Si definiscono “Monstruosus trio”. Sono Dulco Mazzoleni (voce e chitarra), Francesco Pontiggia (basso a due corde) e Igor Malvestiti (batteria). Da vent’anni sui palchi fuori e dentro le province d’Italia (hanno suonato anche in in Argentina, Francia, Spagna, Slovenja, Kosovo) continuano la loro ricerca musicale senza tregua con “MOOSTROO”.

Un nuovo inizio, un disco elettrico raffinatamente grezzo, di ballate crude e dolci, che si ballano da sole e lasciano impalati per la livida tensione funk che le attraversa in filigrana. Le parole sono pesanti per scelta, fotografano in immagini taglienti una provincia disanimata che è il Paese tutto, ma puntano anche l’obiettivo su chi canta e chi ascolta. Perché il MOOSTROO siamo noi, siamo tutti. Ed è anche la provincia, il paese, la crisi, il futuro: “Farina e cemento pippata al momento / mattoni a montoni / padroni e furgoni / il gozzo, la patta, la malta ben fatta”.

“Silvano Pistola”

E allora “Mi sputo in faccia contro vento / non mi lamento” perché è forse l’unico modo per rinascere: riconoscersi nella mostruosità e sputarsela in faccia contro vento. Rispecchiarsi è necessario per tenere sveglia la coscienza ed è così che le nove canzoni di “MOOSTROO” diventano un moderno rito sciamanico di guarigione ma anche un piccolo atto politico. Dove alla fine è l’amore l’unico approdo e la sola rivoluzione, l’atto di fede di una resistenza apostata. L’amore che è vita vicina, che è ora, che è tempo vissuto fianco a fianco, baci come atti di devozione, fremiti di corpi mostruosi che si salvano: “ti bacio le mani ti porto rispetto / fremo al tuo passo ad ogni tuo tocco”.

“MOOSTROO”, rigorosamente autoprodotto (“come un autocomplotto” ama dire la band), si avvale della produzione di Stefano Gipponi de Le Capre A Sonagli, il quale insieme al trio ha scelto un suono assai prossimo alla realtà, con pochissima post-produzione e alcune fantasmagorie. In copertina un pastore bergamasco, ritratto come un ammasso di pelo dalle fattezze informi, ricorda a chi tiene tra le mani il disco cosa siamo diventati: un qualcosa di osceno, che impaurisce e ci fa paura, che può distruggere e morire. Oppure rinascere, salvare e salvarsi. Sempre e comunque da MOOSTROO.

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MOOSTROO – Biografia

Il MOOSTROO nasce nel 2012, da tre ex componenti della patchanka band bergamasca Jabberwocky: Dulco Mazzoleni (voce e chitarra), Francesco Pontiggia (basso) e Igor Malvestiti (batteria). Da subito il “Mostruosus trio” comincia a lavorare su una manciata di brani scritti nei cinque-sei anni precedenti, a cui se ne aggiungono di nuovi. La svolta giunge quando Dulco introduce l’elettrificazione distorta della propria chitarra classica, mentre Franz si affida a un basso a due corde con bottleneck e Igor riduce il set di batteria. Il suono che ne viene fuori è grezzo e poderoso senza diventare muscolare e grottesco. I concerti arrivano subito e con essi anche un primo ep a nome Dulco Klo Charm. Il cambio di nome coincide con la lavorazione del primo vero disco, coprodotto insieme a Stefano Gipponi de Le Capre A Sonagli e in uscita a marzo 2014. Post-punk, cantautorato intimista e nomade, tensioni funk sono gli ingredienti di un songwriting ironico e beffardo che non disdegna di fare a botte con temi molto seri.

Il nome

MOOSTROO, anche se apparentemente può sembrare italiano, in realtà è (anche) una parola in dialetto bergamasco. Il progetto inizialmente si chiamava Dulco Klo Charm, ma la band voleva un nome che fosse più vicino ad un’idea di mostruosità e provincia. Dando un’occhiata al dizionario italiano-bergamasco parole come vampiro, orco etc. venivano tradotte tutte con “mostro”. Così è nata l’idea di chiamarsi MOOSTROO, in bergamasco. Perché i dialetti, ben prima che la Lega li utilizzasse come bandiera folkloristica, vanno dritti all’essenza delle cose, proprio come in questo caso.

La produzione

“Quando è arrivato il momento di depositare il frutto del lavoro di un anno e mezzo – racconta il MOOSTROO – dopo un processo di metamorfosi, abbiamo fatto una scelta: facciamo da noi, ma con l’aiuto di uno scelto collaboratore. Alla fine della nostra attenta ricerca abbiamo stanato Stefano Gipponi e ci siamo accampati nell’ovile de Le Capre a Sonagli. Messa in moto la macchina, ecco le nove canzoni del disco, masticate, digerite ed espulse con godimento e liberazione. Il disco suona rock, ma non significa nulla; sono solo canzonette e a canzoni non si fan rivoluzioni. Si tratta forse di ballate d’amore e di morte, dolci e crude, appese e pesanti, sognanti e disilluse. Le parole pesano per scelta e fanno ridere a caso. La musica è dura ma cantabile. Siamo un basso a due corde, una batteria essenziale e una chitarra classica distorta. La post-produzione è ridotta. Ciò che nell’ovile abbiamo cercato è un bel suono, il più vicino alla nostra realtà e dotato di carattere”.

 Link

http://moostrootrio.wix.com/moostroo
http://moostroo.bandcamp.com
http://www.facebook.com/moostrooband