“Via crucis”

KARENINA
“VIA CRUCIS”
(Autoprodotto, 2014)

Data di uscita: 19 luglio
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20 novembre 2010 – 26 febbraio 2011. Tre mesi e pochi giorni. Un periodo di tempo breve per percorrere un viaggio intenso. Un viaggio dentro il corpo martirizzato dell’Italia d’oggi. “Via crucis” è il nuovo disco della band bergamasca Karenina, a due anni dal precedente “Il futuro che ricordavo” (2012) e a uno solo dall’ep “Verso” (2013) che di questo lavoro è una sorta di anticipo. Un disco pop-rock, saldamente d’autore e volutamente denso. Un concept album, anticipato dal singolo “26 febbraio 2011”, che racconta di un viaggio dove la partenza e l’arrivo coincidono, mentre nel mezzo s’incontrano i fantasmi di un Paese tormentato e in difficoltà, fantasmi che vengono dal passato ma che meglio dei contemporanei riescono a fare luce su un presente ferito e incerto.

“Via crucis” è un disco sviluppato nella cornice di un fatto di cronaca eclatante, che insieme ad altri accadimenti non meno noti forma una dimensione collettiva e identitaria in cui rispecchiarsi: l’Italia è un Paese di sangue e silenzi, travolto dal brusio mediatico di continue tragedie, un rumore bianco che annulla vite, biografie e corpi e lascia un enorme sensazione di smarrimento e voglia di fuggire. Tuttavia la responsabilità di questo decadimento etico non è sempre degli altri, ma di noi singoli individui, travolti sì, ma anche conniventi e deresponsabilizzati, perché “l’Italia è bellissima, ma ci vivono le bestie”. E allora è il momento di riprendere consapevolezza di sé, non attendere che la salvezza arrivi, ma cercarla con i propri sforzi (“io prego dio ma credo più ai suoi limiti / non viviamo nel migliore dei mondi possibili”).

E se di viaggio si tratta ecco che i Karenina lo puntellano con una serie di tappe che sono le canzoni. Oblique e affilate, dalle strutture architettoniche complesse ma estremamente d’impatto. Brani vibranti, capaci di sussurrare ma anche di gridare, che se fossero superfici e le scorressimo allora sentiremmo contemporaneamente quel ruvido che dà forma alla propria presenza e quella dolcezza tipica di ciò che ti aggredisce, ma per non farti del male. Rotondità pop in tensione si alternano a squarci di elettricità anni Novanta, rumorismi o serrati beat elettronici lasciano spazio a scampoli quasi prog, e su tutto svetta una vocalità potente, maschile e femminile, che lavora in modo giocoso e imprevedibile su cori e altre soluzioni sonore inaspettate.

Un risultato del genere è stato raggiunto dai Karenina modificando il metodo di scrittura rispetto al disco precedente: il fine unico qui è stato dar vita alle canzoni, ma sono state scelte strade diverse per raggiungerlo, strade che passano attraverso la sperimentazione legata al suono, alle strutture e alla parola. A ciò si è affiancata la scelta di lavorare al disco e a tutti i suoi aspetti in totale autoproduzione, con l’aiuto di valide figure di supporto per la realizzazione di grafiche, video e promozionali. Non da ultimo i Karenina si sono fatti accompagnare da alcuni ospiti come l’attore Walter Tiraboschi in “Hey tu!”, l’artista Roberto Pesenti per il concept visivo dell’album, Daniele Roncelli alla tromba in “Nel centro del paese” e la band Hibagon in “811 Km il sudore in nota spese”. Anche grazie a queste collaborazioni i Karenina hanno portato a termine la loro “Via crucis”.

La copertina

L’aspetto grafico che accompagna “Via crucis” sarebbe una storia da scrivere a sé. La collaborazione con l’artista Roberto Pesenti ha fatto sì che che immagini iconiche nate durante la composizione (la cartina, l’Italia, la donna) venissero collocate all’interno di un contesto funzionale ed arricchite di significato. Il risultato è quasi un’opera indipendente, un’opera fotografica e concettuale.

“26 febbraio 2011″ 
Un corpo può raccontare molte cose. Un corpo abbandonato e inanimato ci racconta la sua storia e al contempo la storia di chi lo guarda. “26 febbraio 2011”: una data e un corpo. E anche il titolo del nuovo brano dei Karenina, a poco più di un anno dall’uscita dell’ep “Verso” e dopo tanti concerti in giro per l’Italia: un primo passo in direzione del nuovo disco la cui pubblicazione è prevista per i prossimi mesi.

“26 febbraio 2011”, con il suo incedere vigoroso e quasi orchestrale, è una canzone più diretta rispetto alle precedenti della band bergamasco-bresciana e rappresenta al meglio l’esigenza dei Karenina di asciugare il loro suono e renderlo più immediato ma non meno emozionale. Un brano caldo, intenso, e un video dai toni lividi, nel quale le parole tracciate sulla pelle raccontano la storia di un corpo tanto silenzioso quanto in grado di alimentare un dialogo forte tra sé e colui che lo scruta. Il video lo mostra immerso nel buio, nel vuoto, nel mondo, e in quel buio potrebbero esserci migliaia di occhi che si muovono, che si avvicinano attratti e poi si allontanano impauriti, perché nulla fa più paura di ciò che non dovrebbe più farlo.

Il corpo di “26 febbraio 2011” è il corpo di tutti coloro che sono stati traditi troppo presto e senza una ragione. I toni freddi lo permeano, lo proteggono e lo conservano, perché sia integro nel momento in cui viene dato in pasto allo sguardo. Chi fruisce del video fa parte della schiera ordinata di osservatori che attraversa buio; si avvicina, guarda, e se ne va. E i Karenina raccontano tutto questo, partendo da quella data in cui una vita ha smesso di essere tale, ma non la sua storia, che rimane, qui e ora.

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Biografia

Nati come Triste Colore Rosa, cambiano ragione sociale nel 2011. “Il futuro che ricordavo” è il primo lavoro discografico con ragione sociale Karenina, uscito nel 2012 vede la collaborazione e produzione artistica dell’amico e maestro Paolo Pischedda (Marta sui Tubi) e la presenza del violoncello di Mattia Boschi (MsT, the Niro, Il disordine delle cose) in 3 brani.

Dopo un tour che li porta a proporre la loro musica in vari appuntamenti (opening act for MsT, Giorgio Canali, Area) e locali dello stivale, ad ottobre 2012 decidono di ritornare a comporre musica nella loro sala prove. A marzo 2013 danno alla luce VERSO, desiderio nato dalla necessità viscerale di esprimere quella che è stata ed è la fase di crescita, di cambiamento, di apertura, di emancipazione dalle logiche costrittive che spesso caratterizzano il periodo di evoluzione di una band che cerca di emergere.

“Verso” è la direzione di un progetto più ampio: un album che uscirà nel 2014 e nel quale saranno riversate collaborazioni a tutto tondo in campo artistico.

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