“Delaltèr”

I LUF
“DELALTÈR”
(Autoprodotto / Self)

Data di uscita: 21 giugno 2016
Press kit: comunicato + foto

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Ogni uomo sogna di viaggiare, “Il viaggio è attesa e speranza, desiderio ed impazienza, ricerca e promessa, è coraggio e paura, è oscurità, è fantasia, è nostalgia e abbandono, è passaggio, trapasso, è un percorso interiore, un sogno, è partire, lasciare, è un’andata e un ritorno, è festa e allegria ma per qualcuno è solo fuga dalla disperazione. Quando il viaggio diventa fuga il viaggiatore diventa migrante”. Il nuovo lavoro de I Luf – uscito lo scorso 21 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato – è un concept album sul “viaggio”, raccontato come sempre con quella miscela di divertimento e impegno tipica della band, stemperando nell’allegria della musica temi tragici come la migrazione.

Il titolo del lavoro,“Delaltèr”, in stretto dialetto Bresciano della Valcamonica, significa “dall’altra parte” in contrapposizione a “de là” è completato dal sottotitolo “Verso un altro altrove”. Una “direzione ostinata e contraria” in un doppio disco dal packaging originale, progettato e pensato da Moreno Pirovano fondatore dello studio Zampe Diverse e impreziosito da un libretto a fumetti e da un poster che ritrae il gruppo sempre in formato comics.

Il primo dei due dischi di “Delaltèr” si apre con “Verso un altro altrove”, sorta di introduzione al tema centrale del lavoro, una canzone in due versioni (una più rock con ospite Alessandro Sipolo) che profuma d’Oriente e racconta sui ritmi cari ai Luf il disincanto di un viaggio partito con la speranza e terminato “fra gli ulivi e le lampare dove ora crescono le bare”. Un’immagine che torna pure in “Lampe Crucis”, dedicata all’isola martire di Lampedusa, e si ammanta di (laica) spiritualità in “Ave Maria Migrante”, dove la Madonna diventa “madre di tutti i clandestini” che dopo aver “pianto suo figlio sulla croce ascolta le lacrime di chi non ha più voce”.

Ma “Delaltèr” è anche un disco di festa, come nella title-track che è un inno al viaggiare sempre e comunque, magari muovendosi sul passo folk diviso fra America e montagna di “Questa macchina”, o passeggiando nella storia sino a sconfinare nella leggenda con “Don Vecare”, brano che narra la storia di Giorgio Vicario il Bullo di Pisogne, bandito del ‘700 decapitato dai suoi stessi compagni di ruberie e malefatte. “Stelle” è invece il brano autobiografico di chi ogni sera si muove in un posto diverso che lo porta ad incontrare nuove persone, le quali sanno come coi Luf “il bicchiere è sempre pieno mai a metà”. E se “Signora dai lunghi pensieri” è un viaggio negli affetti e negli amori che a volte ritornano, “Camminando e cantando” è l’unico brano non scritto dai Luf, essendo una delle canzoni più popolari della musica brasiliana, portata al successo in Italia negli anni ‘60 da Sergio Endrigo.

Tuttavia un disco di viaggio non può dimenticarsi di chi ha compiuto l’ultimo tragitto, quello definitivo, e così “La lüna le ‘na randa mata” accompagna Ugo, amico fraterno e fan dei Luf, rivolgendosi alla luna tanto cara ai lupi, per avere risposte che non potranno mai arrivare. Dentro il vento soffiano infine anche le domande implicite nella chiusura di “Bare a Vela”, una brevissima poesia accompagnata dalla sola chitarra e da un verso tanto delicato quanto implacabile: “chi ha messo le vele alle bare lo sai solo tu”.

Il secondo cd di “Delaltèr” riprende buona parte dei brani del primo, ma con arrangiamenti più acustici, e due canzoni del passato ancora sulle migrazioni: “O pescator che peschi” realizzata a cappella con il solo suono del mare ad accompagnare le voci e “Stella clandestina”. Anch’esse, come tutte le altre canzoni del disco, sono piccole grandi reazioni al disincanto dei nostri tempi, ferme nella gioia dell’impegno e senza alcuna pedanteria, lasciando che chi balla possa anche pensare. Perché ogni uomo non potrà mai viaggiare davvero senza le sue gambe, ma anche senza la testa e il cuore.

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I Luf – Biografia

I Luf sono un’idea di Dario Canossi, nato sulle montagne della Val Camonica, in provincia di Brescia, terra che ispira quasi tutte le sue canzoni. Canzoni che parlano di vita comune e “camuna”, personaggi e storie vere, nel senso più poetico del termine. Piccole perle di dialetto, amore per la cultura, tradizione popolare e impegno sociale, tutti elementi che sono alla base della filosofia dei Luf. Da quelle parti “luf” vuol dire lupi e i Luf infatti sono un branco di musicisti che arrivano da esperienze diverse e che insieme riescono a creare un impatto sonoro forte, con una grande impronta folk-rock. I Luf muovono quindi, sostanzialmente da dove Van De Sfroos si è fermato con “Breva e Tivan”, disco al quale ha collaborato lo stesso Canossi e si collocano sul versante che, dai Modena City Ramblers in poi e su derivazione del calco internazionale dei Pogues, ha mischiato temi e musiche tradizionali rielaborate con ritmiche e meccaniche rock. Ne esce un impasto divertente e vitale che trascina e coinvolge.

Il gruppo prende forma all’alba del 2000: due anni di duro lavoro e finalmente arriva il primo disco: “Ocio ai Luf” che ottiene un buon successo sia popolare che di critica, bissato dall’ottima accoglienza ai concerti dal vivo l’ambito dove i Luf si esibiscono al meglio.
La musica dei LUF è intrisa di folk e bagnata di rock, è allegria e ballo, colpisce contemporaneamente al cuore e alle gambe senza comunque cadere nella banalità dei testi che, nella tradizione di Dario Canossi, sono pieni di riferimenti all’attualità e all’impegno sociale. Ogni concerto è una festa di allegria e impegno nella migliore tradizione della musica d’autore italiana.
Si presentano così, a sottolineare l’essere formazione aperta al contributo di tanti musicisti riuniti dal piacere di suonare per divertire e divertirsi.

“Avevamo una manciata di canzoni in cui avevamo sputato anima e cuore ed un gruppo di amici che volevano suonarle. Purtroppo alcuni di loro non avevano la possibilità di seguire il progetto in modo continuativo, ma non volevano assolutamente lasciare il branco. Abbiamo allargato l’organico aprendolo a tutti quelli che hanno deciso di divertirsi con noi; chi vuole impara i brani e quando c’è da suonare, chi c’è suona.”

Molti membri del collettivo sono musicisti che hanno lavorato con Davide Van De Sfroos (Ranieri Fumagalli, Angapiemage Galliano Persico, Davide “Billa” Brambilla. Sergio Pontoriero, Franco Penatti). La line-up completa della banda si presentava così alla partenza dell’avventura: Dario Canossi (chitarra, voce testi e musiche), Sergio “Jeio” Pontoriero (basso, voce), Ranieri “Ragno” Fumagalli (fiati, cornamuse), Cesare Comito (chitarre), Lorenzo “Puffo” Marra (fisarmonica, voce), Angapiemage “Anga” Persico (violino), Fabio Biale (al violino dal 2004 al 2010, sostituito fino al 2012 da Alessandro Apinti), Pier Zuin (cornamuse), Franco Penatti (batteria). Negli anni alcune piccole modifiche all’organico: Sammy Radaelli dal novembre 2006 è subentrato alla batteria a Franco Penatti, il disco “Paradis del Diaol” ha visto alla fisarmonica Davide “Billa”, dal gennaio 2007 Stefano Civetta ha sostituito Lorenzo Marra alla fisarmonica che ora è tornato a far parte della band, insieme ad Alberto Freddi al violino, Matteo Luraghi al basso e contrabbasso (sostituito nel 2015 da Alessandro Parilli). Dal gennaio 2016, Alessandro Rigamonti è il nuovo bassista della band.

“Si può cambiare il mondo anche in allegria.”

I Luf amano definirsi dei dopolavoristi di lusso, tutta gente che per vivere fa un altro mestiere, chi il fotografo, chi l’infermiere, chi il camionista, chi il magazziniere, chi il professore; ma per divertirsi fanno la stessa cosa… suonano!

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