“Malamore”

GIAN LUCA MONDO
“MALAMORE”
(Controrecords)

Data di uscita: 6 novembre 2015
Press kit: comunicato + foto

gian luca mondo malamore“Questo è un disco punk nella tradizione di Joe Strummer e Johnny Thunders”. Sarebbero sufficienti queste parole per raccontare “Malamore”, il nuovo disco di Gian Luca Mondo ad un solo anno dall’uscita del precedente “Petali”, lavoro che ha fatto conoscere il cantautore piemontese come una delle voci più vere e carnali degli ultimi anni.

“Malamore”, scritto quasi interamente di getto e registrato in tre-quattro giorni con la produzione dello stesso Carlo Marrone che aveva lavorato a “Petali”, è in ogni aspetto un disco dallo spirito totalmente punk.
Punk le canzoni, più dirette ed esplicite, con testi brevi e la consueta filigrana di blues delle origini che si fa maggiormente traballante e veritiera.
Punk l’approccio vocale, quasi sempre cantato e lontano dai talkin’ blues di “Petali”, fra falsetti e un’irruenza che fa inevitabilmente rima con urgenza.
E punk anche la copertina a bassa qualità d’immagine, dove le figure rappresentate sono contornate da una luce fra il biancastro e l’azzurro. Un bagliore acido a bassa risoluzione che coincide con l’abrasiva essenzialità degli arrangiamenti (solo piano, chitarre acustiche ed elettriche urticanti, qualche grezza percussione) e l’intenzione da “buona la prima” delle registrazioni – mentre nel retrocopertina un’immagine “urlante” di Kafka Mondo (l’incredibile gatto Canadian Sphynx di Gian Luca) testimonia l’essenza primigenia di ciascuno dei brani di “Malamore”.

E’ così che la title-track, presente qui nell’unica registrazione mai fatta, apre il disco come una sorta di preghiera a “una donna che ha la pelle di freddo vetro, e il suo piscio fa 40 gradi, e la lecco, la lecco davanti e di dietro”. E “Van Gogh Blues”, a dispetto del titolo, dice la sua sugli ultimi istanti di vita di Cesare Pavese. Ed è in tale modo che le altre canzoni parlano di animali e di chi li abbandona con la forza di parole infuocate di simbolismi e richiami mitici (“Canzone del Baio”), o provano a fare i conti con i ricordi belli e quelli brutti (“Ringraziamento”) o ancora dicono parole franche a chi se ne va (“Lettera cattiva”) per poi fare i conti con sé stessi e farli in una condizione di disarticolante nudità (“VagaMondo”).

Tutto questo per ribadire ancora una volta, e in tutte le sue forme, la forza salvatrice e dolorosa dell’amore, dinanzi al quale ogni canzone, anche quelle che esplicitamente non parlano d’amore, è un atto purificatorio. Come in una partita a carte dove Gian Luca Mondo – dopo essersi inginocchiato davanti alla figura sempre viva e presente di Lou Reed – sfida la Vita avendo poche carte in mano, ma con la decisione inevitabile (poiché intercostale come tutto le cose che sono vitali) di chi vuole giocarsele tutte, queste carte, fino in fondo e con la massima intensità. Perché poi ci sarà la guerra che, svela Gian Luca, “sarà il tema portante delle mie prossime canzoni: qui l’amore puro muore, incomincia la guerra dell’amore sopravvissuto contro i cattivi”.

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Gian Luca Mondo – Biografia

Gian Luca Mondo nasce a tredici anni a Torino, il 13 settembre 1987 alle ore 21,00 circa, durante il concerto di Bob Dylan con Tom Petty And The Heartbreakers. La decisione di devolvere la sua vita all’ascolto di ogni concerto mai tenuto da Bob Dylan è immediata. Purtroppo nel 1991 la scoperta di The Whole Of The Moon dei Waterboys di Mike Scott scatena la voglia e il bisogno di scrivere anche lui una canzone. Comincia con alcune poesie di Oscar Wilde, continua con alcune cover band e intanto entra in diretto contatto con musicisti di culto (Calvin Russell, Willy De Ville, Townes Van Zandt, Guy Clark…). A metà anni novanta entra nella Jean Laffite Band, cover di Lou Reed, e inizia a scrivere le prime canzoni. Nel 1999 con Michele Gazich e Filippo Giau prova a scrivere un disco di murder ballads, “Il Ballo Di Gein”. Dopo diverse esperienze in diversi ambiti segue il ritiro di un anno (2008) nella sua casa di campagna dove al piano compone e registra più di 100 canzoni. Ne uscirà il disco “Piume”, privatamente stampato nel 2010, registrato a Torino presso gli studi di Fabrizio Ronco e suonato tra gli altri da Michele Gazich, Ciuski Barberis (Ustmamò, Mau Mau, Mallory’s Switch), Luca Andriolo (Dead Cat In A Bag), Enzo Fissore (Mambassa), Gianluca Di Silvestro (Via Del Blues). Del 2011 è il libro di poesie “Il Museo Dello Sbaglio”. Segue la registrazione di “Perle”, secondo disco intimista e personale, che però viene abbandonata. In questi anni però è decisivo l’incontro personale con due uomini fondamentali: Lyle Lovett e Leonard Cohen. Dopo una lunga pausa dalla scrittura, ormai stabilitosi a Genova, scrive in poco tempo il disco conclusivo della trilogia fantasma “Petali” inciso a Bologna nello studio di Carlo Marrone (Murder). Il disco è pronto nel 2014, contemporaneamente a “Madonna Delle Cicatrici”, libro di poesie pubblicato da Erga Editrice di Genova con la prefazione di Michele Gazich, sorta di contraltare letterario alle canzoni di “Petali”. Un anno dopo pubblica invece “Malamore”, il suo disco punk scritto e registrato in pochissimo tempo e prodotto ancora una volta da Carlo Marrone

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