“Edges”

ELOISA ATTI
“Edges”
(Alman Music / Strade Blu Factory / Self)

Data di uscita: 23 febbraio 2018
Press-kit: comunicato + foto

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Eloisa Atti è una sognatrice, la sognatrice ritratta da Paola Cassano sulla copertina di questo disco, uno dei personaggi femminili del ciclo “Le Sognatrici” della designer sarda. Eloisa, gli occhi chiusi, la concentrazione di chi s’immerge in un Altrove, entra ed esce da mondi sonori fantastici usando la sua voce come porta di passaggio da un luogo musicale all’altro. Mentre i generi sono la materia che manipola per ottenere ogni volta degli amuleti preziosi con cui rendere magici alcuni frammenti di vita. Così da trasformarli in progetti, concerti e dischi magnifici.

L’etno-jazz di SUR, la musica brasiliana di Caputolindo, le scorribande progressive-padane di “Penelope” ad innervare l’epica e la mitologia omerica, l’omaggio a Billie Holiday di “Everything Happens for the Best”. E ora un disco che attraversa una personale dreamy land d’America. Dodici canzoni di quel genere transgenere che viene chiamato americana. Una mescola di country, folk, blues, deviazioni jazz che sanno di legno e di polvere, ma aprono squarci più evocativi dei cieli di pianura e s’intridono di profondissime malinconie.

“Edges” è un disco di americana, ma all’italiana: suoni d’oltreoceano con un gusto melodico di casa nostra. E testi che raccontano storie capaci di vibrare ancora sullo sfumare della musica. Un libro di racconti che lascia qualcosa d’importante a tutti, perché i sogni dei sognatori come Eloisa dicono cose vere, magari addolcite da una melodia e da una voce in seppia, ma portano una verità umana assoluta, come certe narrazioni di McCarthy o di Steinbeck.

Prodotto dalla stessa Eloisa Atti (per la prima volta produttrice di sé stessa), mixato a Tucson dal leggendario Craig Schumacher (Calexico, Devotchka, Neko Case) e masterizzato da Giovanni Versari (Grammy 2016 ai Muse per “Best rock album”), “Edges” raccoglie una serie di brani originali scritti in un arco di tempo di dieci anni, tutti da Eloisa tranne “Without you” e “Sleepy man” cofirmate da Marco Bovi.

Un disco acustico, dalla produzione essenziale e diretta, che si gioca le sue carte sulla forza emozionale del songwriting, deviando talvolta verso la musica anni ’50 (il primo singolo “Blue Eyes Blue”), l’esotismo di una pedal steel guitar (“Love signs”), il jazz (“The Rest of me”), addirittura il trip-hop (“The Careless Song”). Un lavoro suonato da una band fondamentale per ottenere una densa unità di sound, con la titolare all’ukulele, al piano e alla concertina, poi le chitarre di Marco Bovi, il piano e l’organo di Emiliano Pintori, il contrabbasso di Stefano Senni, la batteria di Zeno De Rossi. E le partecipazioni determinanti di Antonio Gramentieri alla chitarra (Don Antonio, Sacri Cuori), Thomas Heyman e la sua pedal steel guitar, Erica Scherl al violino e Tim Trevor Briscoe ai clarinetti, oltre a Enrico Farnedi e Riccardo Lolli ai cori e al maestro Michele Carnevali all’ocarina.

“’Edges – spiega Eloisa – è una parola inglese ricca di significato. Edges sono le estremità, i margini che racchiudono un’identità e al tempo stesso rappresentano separazione e contiguità tra mondi diversi, differenze drammatiche e vincoli indissolubili. Il mio disco parla di estremi, di limiti e di confini sotto diversi punti di vista.”

“Each man is God” descrive la possibilità per una persona di varcare in modo determinante il confine della vita di un’altra e segnarla definitivamente. “Moony” ripete una domanda introspettiva sulla necessità vitale di avere vicino qualcuno. “Blue Eyes Blue”, dietro il tono scherzoso, nasconde il bisogno di chiedere perdono ad una persona cara. La title-track gioca sui chiaroscuri di due esseri umani completamente diversi, l’uno forte e dagli intenti chiari, l’altro notturno e inquieto. Là dove si muove quel mondo segreto dentro ognuno di noi descritto da “The rest of me”, mentre siamo rinchiusi nelle vite al minimo di “The Careless Song” o nella narcosi esistenziale del protagonista di “Sleepy man”.

Nonostante si apra in modo contagioso e seducente a chi ascolta, “Edges” è un disco molto interiore, dove conta parecchio l’amore – ad esempio quando finisce e rimangono dei “Love Signs”, ma poi si ha la prima sensazione di rinascita e di un nuovo orizzonte, come in “Without You”. E pure il dolore fa la sua parte, vedi le lacrime a passo di danza popolare di “Cry cry cry”. Tuttavia se la chiusura è affidata alla ninna nanna “Lullaby to myself” (del resto per una sognatrice non potrebbe essere altrimenti?), è forse “Henry’s Song” la chiave di tutto il disco. Il viaggio di un bambino dalla sua camera alla Luna, fra personaggi fantastici e il suo gatto che lo attende a destinazione. Una canzone suonata davvero all’unisono, con uno spirito fortemente seventies e un finale in cui Eloisa e i suoi musicisti lasciano che il clap del brano sfoci in un applauso e una risata spontanea. Perché in fondo “varcare i limiti è emozionante come un sogno”. E se lo dice una grande sognatrice come lei, c’è da crederle.

Eloisa Atti 4 (foto Mauro Bastelli)900x

Eloisa Atti – biografia 

Eloisa Atti, cantante e musicista bolognese, ha fatto parte per sei anni del prestigioso Piccolo Coro dell’Antoniano, diretto da Mariele Ventre, grazie al quale dalla più tenera età ha conosciuto l’esperienza del palco, della televisione, della sala d’incisione e delle tournée in Italia e all’estero. Ha inoltre partecipato a sei edizioni del festival internazionale dello “Zecchino d’Oro” e al film “Dancing Paradise” di Pupi Avati.

Figlia del poeta bolognese Luciano Atti, da bambina riscuote un discreto successo tra gli appassionati della musica tradizionale bolognese comparendo in diverse trasmissioni della rete “Videobologna” dove canta in dialetto assieme ad Agostino Sassi.

Nella sua formazione, oltre all’ascolto attento e appassionato dei dischi – da lei stessa indicati come i maestri che ha frequentato con più assiduità – vi sono lo studio del violino presso il Conservatorio G.B. Martini di Bologna, le lezioni con la cantante di Chicago Laverne Jackson, tutti gli esami del Biennio di formazione superiore in canto jazz presso il Conservatorio A. Buzzolla di Adria, la partecipazione a diversi workshop di artisti come Barry Harris, Dena De Rose, Bob Stoloff, Rachel Gould, Mark Murphy, Jay Clayton, Luciana Souza, Steve Gut, Barbara Casini.

Si laurea con lode in Lingue e Letterature Straniere Moderne (22/03/96) presso l’Università di Bologna con una tesi dal titolo: “La musica nera proposta come strumento didattico integrativo all’insegnamento della lingua inglese”. Completa diversi corsi in Italia e all’estero di perfezionamento e formazione professionale come docente d’inglese.

Dal 2007 è insegnante d’inglese per i corsi accademici di Triennio e Biennio presso il Conservatorio A. Buzzolla di Adria.

Si laurea in Musica Jazz presso il Conservatorio A. Buzzolla di Adria, in data 16/10/17, con votazione di 110 su 110, con una tesi dal titolo “Ri-appropriazione del testo e ri-composizione nell’arte di Billie Holiday”.

Ha esperienze live significative e durature come interprete e come compositrice con Caputolindo, Hammond Bandits, Eloisa Atti Jazz Quintet, Acerocielo e con il duo quasi ventennale con il chitarrista Marco Bovi, col quale ha inciso tre dischi. Voce morbida e colorata d’intime sfumature, ha alle spalle collaborazioni con artisti quali Jimmy Villotti, Patrizia Laquidara, Mirco Mariani, Antonio Gramentieri, Fabio Morgera, Enrico Farnedi. Partecipa in studio a progetti originali di Don Antonio, Sacri Cuori, Francesco Giampaoli, Giacomo Toni, Enrico Farnedi, Andrea Laino, DJ Farrapo, Riccardo Lolli, Mara Luzietti, Daunbailò, Internote. Ha fatto parte stabilmente di spettacoli teatrali e televisivi, come “Mai dire Martedì”, il “Nuzzo Di Biase Show” con Maria Di Biase e Corrado Nuzzo, “Tutti Maracani” di Jimmy Villotti, “L’Antropofono” di Matteo Belli, “Al di là dello specchio fatato” di Alessandra Merico e Giuseppe Zonno, basato su un testo di Cinzia Demi, “Le ricette del Buonumore” con Angelica Zanardi, “La leggenda del vecchio Marinaio” di Massimiliano Sassi e Uliana Cevenini. Dopo la realizzazione di due album con i “Sur” assieme a Francesco Giampaoli – “Sur” e “Il Limite” – viene pubblicato a suo nome “Penelope”, con la produzione artistica di Francesco Giampaoli (Brutture Moderne), da lei interamente ideato e composto. Il video di “Penelope”, con protagonista Alessandra Merico, ha avuto la regia di Biagio Fersini (co-scenografo de La Leggenda del Pianista sull’Oceano).

La collaborazione di vecchia data con Matteo Raggi (sax tenore) e Davide Brillante (chitarra), con i quali ha presentato nel tempo diversi progetti tutti dedicati alla figura di Billie Holiday, come “Fine and Mellow Tunes” e “A Journey”, ha portato alla realizzazione (maggio 2015) dell’album “Everything Happens for the Best”, omaggio a Billie Holiday”, poi remixato e rimasterizzato da Alberto Mantovani e uscito con Alman Music a gennaio 2017. E’ stata direttrice artistica della XVI edizione del festival Zola Jazz & Wine.

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