“Come tutti gli altri dei”

MUJURA
“Come tutti gli altri dei”
(Radiocoop / Self)
Data di uscita: 18 maggio 2018

Press-kit: comunicato + foto

 

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Secondo lavoro del cantautore calabrese Mujura, già finalista a Musicultura e vincitore di Musica contro le Mafie, dal 2003 musicista e produttore di Eugenio Bennato.
Dieci canzoni in italiano – fra cui il primo singolo “Toro” presto in uscita accompagnato da un video – incentrate sui miti, gli eroi e gli eventi della mitologia greca che fanno da specchio alle contraddizioni e ai paradigmi dell’uomo contemporaneo occidentale, in una sorta di attualizzazione degli archetipi fondativi della nostra cultura.

Prodotto dallo stesso Mujura, Come Tutti Gli Altri Dei ricorre all’utilizzo di strumenti che provengono dalla tradizione ionica e mediterranea (chitarra battente, lira calabrese, tamburelli, oud, mandola, mondol algerino, tamburo a cornice) mescolandoli a strumenti classici (archi, clavicembalo, contrabbasso) e a quelli della contemporaneità come le chitarre elettriche.

L’esito di questo incontro a tre è una forma di cantautorato folk popolare, che si affida tanto ai riff di chitarra quanto ad un travolgente battito percussivo che fa da ossatura alle diverse tracce, mentre i testi scorrono incisivi, fra richiami alla mitologia, sguardi civili e afflato cosmico. Il suono ha un carattere mediterraneo, in certi passaggi fanno capolino delle fragranze di rebetiko e taranta, ma non mancano momenti più quieti dove s’incrociano ricami acustici di chitarre e mandolini con volteggi d’archi che costruiscono ballate capaci di essere al contempo cameristiche e veraci.

Come Tutti Gli Altri Dei” si avvale della consulenza artistica di Gigi De Rienzo (Pino Daniele, Napoli Centrale, Eugenio Finardi, ecc..) e del mix di Gianluca Vaccaro (Max Gazze, Niccolò Fabi, Carmen Consoli, ecc..). Edoardo Bennato è ospite alla voce nel brano “Efesto”, ritratto di un “dio dell’ingegneria” che ha regalato all’uomo quella tecnica con cui quest’ultimo ha costruito strumenti di morte come la bomba, autentico simulacro del nostro presente.

Con la sua voce scabra e teatrale Mujura narra di Zeus che si adira per la sua morte e per la fine dei politeismi (“Toro”); di “Orfeo” che si ritrova uomo impotente di fronte alla morte di Euridice; di Paride che consegna la mela di Eris ad “Afrodite” scatenando la guerra di Troia; della regina “Cassiopea”, di sua figlia Andromeda e dell’eroe Perseo che dalla terra vengono proiettati nel cielo come a ricordare che l’uomo è fatto della stessa materia di cui sono composti gli astri.

Ma sono molte altre le storie raccontate in “Come Tutti Gli Altri Dei”. Un disco dove le città sono le divinità umanamente aride e altere delle periferie e delle province, microcosmi differenti dove anche l’“Acqua di provincia” scorre e cade dal cielo in altro modo. Del resto se una qualche verità esiste è proprio in quei piccoli posti come il paesino di Focà tratteggiato nella conclusiva “Mai”, una frazione di poche centinaia di anime che nel suo silenzio e nel suo buio permette di riscoprire come il nulla coincida col tutto. E come dal nulla si possa comprendere l’universo e le sue regole, quel cielo stellato sotto cui da sempre l’uomo balla e canta.

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