“Le cose vanno usate…”

ANDREA ARNOLDI E IL PESO DEL CORPO
“LE COSE VANNO USATE LE PERSONE VANNO AMATE”
(Autoprodotto, 2014)

Data di uscita: 4 dicembre
Press kit: comunicato + foto

arnoldi copertina

Non è una novità un disco sulla morte. Non lo è, almeno, se il disco in questione tutto sembra meno che una manciata di canzoni con questo tema importante. Eppure “Le cose vanno usate le persone vanno amate” di Andrea Arnoldi & il peso del corpo è proprio questo. Undici canzoni di cantautorato lieve, mai urlato (semmai cantato in coro), dove si suona in punta di chitarra acustica e si cantano parole quiete, ma dense e definitive. Un lavoro scritto per esigenza personale e lavorato artigianalmente da un ensemble di musicisti ad assetto variabile e dal nome programmatico (il peso del corpo) che dopo diversi cambi di formazione accompagna oggi Andrea Arnoldi lungo la sua strada musicale.

E’ così che in due anni di composizione, scrittura e (ri)arrangiamento sono germogliate le canzoni di questo lavoro. Nutrendosi di pochi accordi devoti a una certa tradizione cantautorale italiana ma sgusciandovi via grazie ad arrangiamenti obliqui, nati dalla necessità di sperimentare un nuovo mondo dove fare abitare le parole. Un mondo in cui chitarra e archi, fra loro innamorati, cercano un’armonia in incontri clandestini al riparo dagli sguardi curiosi di fiati e percussioni. E conservano la loro passione come una rosa sotto una campana di vetro grazie alla complicità di un bosco di strumenti melodicamente insoliti, fra piccole campane, vecchi tronchi di organetto e una nuvola di sitar che annuncia un temporale di teremin da cui è meglio scappare, proprio come accade nelle code di cello in guizzante e vertiginosa fuga di certe tracce.

C’è tanta cura dei suoni e degli arrangiamenti in “Le cose vanno usate le persone vanno amate”. Questo accade poiché i versi di ogni canzone nascono dalle parole degli altri e ne nascondono il dono. “Gli uomini quando muoiono, cantano” dice Velimir Chlebnikov. “In testa si ha dell’erba e non un albero” aggiunge Gilles Deleuze. “Io sono della dimensione di quello che vedo – e non della dimensione della mia altezza” ribatte Fernando Pessoa. “Il tempo materiale” intitola un suo romanzo Giorgio Vasta ed è proprio da quelle parole che si origina il primo singolo “L’ortica”, allegoria strisciante del tempo che si attorciglia e conquista la fortezza di ogni corpo.

Andrea Arnoldi usa le parole altrui, e vi aggiunge le sue così levigate e pesanti, come fossero i cardini di una finestra aperta sul nulla. Una finestra da cui ritrarre la morte come possibilità di rivincita-redenzione e l’amore come unica àncora possibile, di vita e non di sopravvivenza. Per questo il suo disco si conclude con due canzoni che sembrano essere due consigli per morire… senza morire. “E per ringiovanire recatevi in un campo, / scavatevi una fossa, sdraiatevici dentro, / davvero è poca cosa ma del vostro triste corpo / si nutrirà una rosa…” si dice in “Ringiovanimento”. “Non voglio perdere la meraviglia / di amar qualcosa che non mi somiglia” le fa eco “Decalogo”. Perché appunto, “Le cose vanno usate le persone vanno amate”, sperando che con due monete sopra gli occhi ci si riesca ad affittare un posto senza piatti da lavare e senza amori che fan male.

Andrea Arnoldi e il peso del corpo1 900x

Andrea Arnoldi e il peso del corpo – Biografia

il peso del corpo è un progetto di cantautorato che nasce a Bergamo nel settembre 2009 dall’incontro tra Andrea Arnoldi e Adele Pappalardo. Dopo cinque anni di attività e diversi ep autoprodotti, cambi di organico e sempre nuove sperimentazioni di sonorità in una costante e personale revisione dei generi, il peso del corpo è ha indossato le vesti di un nuovo progetto: Andrea Arnoldi & il peso del corpo.

In seguito a due anni di composizione, scrittura e riarrangiamento, Andrea Arnoldi e il peso del corpo pubblica nel 2014 “le cose vanno usate le persone vanno amate”.

La produzione di questo album ha inaugurato una nuova fase del percorso, che ha reso possibile sperimentarsi e confrontarsi con un trio d’archi e una sezione di fiati, oltre a strumenti etnici e tardo-medievali.

Negli ultimi due anni si è svolto un lavoro che ha permesso la nascita di una rete di legami tra vari musicisti bergamaschi provenienti da ambienti differenti, che hanno partecipato a titolo gratuito alla realizzazione dell’album.

Nell’arrangiamento delle parti per gli archi è stata preziosa e necessaria la presenza di Leonardo Gatti; per i fiati l’aiuto di Pierluigi Brignoli; per i cori la consulenza artistica e tecnica di Christian Frosio; per la sezione ritmica quella di Gionata Giardina; Giuseppe Olivini ha invece curato gli interventi di strumentazione etnica e antica.

La morte come possibilità di rivincita e redenzione, l’inutilità funzionale di tutto ciò che è, l’amore come unica àncora possibile sono i cardini di questa finestra aperta sul nulla in forma di disco.

Link

http://ilpesodelcorpo.bandcamp.com
http://soundcloud.com/il-peso-del-corpo
http://www.facebook.com/pages/Andrea-Arnoldi-Il-Peso-del-Corpo